Vi offendete facilmente? - Dalla Scrivania del Dr. Alex Loyd, autore de Il Codice della Guarigione
 

Vi offendete facilmente? - Dalla Scrivania del Dr. Alex Loyd, autore de Il Codice della Guarigione


Vi offendete quando qualcuno vi rivolge uno sguardo strano, o quando qualcuno dice o fa qualcosa che non gradite molto? Magari non vi aprono la porta, o non vi fanno i complimenti su qualcosa che secondo voi lo meriterebbe, oppure vi sembra di percepire in qualcuno un linguaggio corporeo che denota che non gli piacete, o che non è d’accordo con voi (la lista è infinita). Se vi sentite facilmente offesi, questo vi riguarda.
Dirò ancora di più. Anche se vi offendete solo di tanto in tanto, questo vi riguarda in merito alla particolare situazione che vi fa sentire offesi. Se invece vi offendete facilmente, questo vi riguarda in un senso più vasto e generale.
Quando Hope ed io ci sposammo (allora lei si chiamava Tracey) era la persona più facile da offendere che avessi mai conosciuto. Magari, mentre stava facendo la fila in drogheria coglieva nella persona di fianco a lei uno sguardo di due secondi, e a quel punto era certa che a quella persona non piacevano i suoi capelli, o pensava di avere invaso il suo spazio, o cose del genere.
La sua congettura poteva esercitare un influsso su di lei per ore, e in talune situazioni anche per giorni o settimane.
Poteva capitarle lo stesso anche nei miei confronti. Nella sua testa magari si svolgevano conversazioni che non condivideva mai con me. Quello che sto per fare è il classico esempio che raccontiamo quando ci riferiamo ai nostri primi anni di matrimonio. Diciamo pure che stavamo progettando di andare a cena fuori. Non avevamo molti soldi all’epoca, quindi cenare fuori di solito significava andare al fast food. Io le chiedevo: «Tracey, dove ti va di cenare?». E le rispondeva: «È uguale». Ma in realtà non lo era. Poiché ero davvero ansioso di compiacerla, le dicevo: «Non hai proprio nessuna idea?». E lei rispondeva: «No. Per niente». «Va bene, allora io pensavo che magari si potrebbe andare da McDonald, da Wendy, da Subway o da Captain D. Che ne dici?». La sua risposta era: «Uno qualunque va bene». Io dicevo: «Magari pensavo da Wendy. Ti va bene?». «Certo. Da Wendy va bene».
Allora andavamo da Wendy e talvolta più tardi, la sera stessa, o addirittura qualche giorno o perfino qualche settimana dopo, lei esplodeva improvvisamente dicendo: «... E quella sera quando siamo andati da Wendy, tu lo sapevi che io non ci volevo andare. E ci sei andato lo stesso». Io come potevo saperlo? Mia moglie aveva pensato a una conversazione immaginaria nella quale lei aveva detto una cosa, io ne avevo detta un’altra, e mi aveva attribuito una responsabilità per tutto ciò. Alla fine della sua conversazione immaginaria, risultava che io sapevo fin dall’inizio che lei sarebbe voluta andare da Burger King, ma che intenzionalmente ero andato da Wendy perché volevo impormi, e forse volevo perfino “stuzzicarla” un po’.
Ha raccontato quella storia ad altre persone molte volte, condividendo come sia facile cadere in modelli di pensiero sbagliati che ci rovinano la vita e che ci fanno perfino ammalare di stress. Ciò che oggi mi è chiaro è che quasi tutti noi a vari livelli ci comportiamo così. Accogliamo delle impressioni sbagliate, che ci inducono a sentirci offesi.
Ed ora consentitemi di raggiungere il vero e proprio nocciolo della questione. Se vi offendete facilmente, avete un problema di umiltà. Umiltà?? Quello era l’ultimo problema che si sarebbe pensato di attribuire a Hope, a quell’epoca. Era dolce e timida, tranquilla e gentile. Chiunque avrebbe detto di lei: «È una delle persone più umili che io abbia mai incontrato nella mia vita». Ma lei aveva un problema di umiltà, che si poneva alla base del suo sentirsi facilmente offesa. 
Molti di noi hanno false definizioni di cosa sia l’umiltà. Umiltà non significa essere il Signor Anima Timida che sopporta ogni genere di soprusi dagli altri. La vera umiltà è questa: la vera umiltà consiste nel credere la verità su chi voi siete. Credere la verità su voi stessi è una delle chiavi di tutto, nella vita. Chiunque io abbia incontrato ha un problema rispetto al non credere la verità su qualche aspetto di se stesso, e questo provoca problemi. Alla luce di questo argomento, provoca un problema connesso al senso di offesa.
Ecco come funziona. Il primo passo verso il sentirsi offesi sta nel sentirsi inferiori o superiori. Sono due facce della stessa medaglia e del medesimo problema. Noi tutti conosciamo persone che sembrano sentirsi superiori a tutti. Appaiono piene di fiducia e sicure di sé. Alcune hanno problemi di prerogative, che sembrano provenire dall’essere spavaldi, forse perché sono molto brave in qualche settore. Quella però non è l’origine del problema. Il problema infatti nasce dalla stessa fonte che alimenta il senso di inferiorità. Si tratta solo dell’altra faccia della medaglia del credere che «tutti sono migliori di me. Io non sono abbastanza bravo. Io non sono abbastanza intelligente». Si manifesta come inferiorità. Si pensa di non essere all’altezza degli altri. Sia i sentimenti di inferiorità che quelli di superiorità hanno la stessa origine. Il secondo passo del sentirsi facilmente offesi deriva dal fare paragoni fra sé e gli altri.
Tutte queste problematiche non esisterebbero in assenza di paragoni. Se penso: “Ho un aspetto migliore di quella persona, ma non sono altrettanto bello di quell’altra”, mi sento superiore all’una e inferiore all’altra. Magari una delle persone che incontro è un milionario di successo. Se non sto attento, mi sentirò inferiore a lui. Oppure potrei imbattermi in un senzatetto o in un barbone. Se non faccio attenzione, mi sentirò superiore. Non potrebbero esistere problematiche come queste, se non si facessero paragoni.
Il paragone veicola un senso di inferiorità o di superiorità che si manifesta sotto forma di un problema di umiltà: non credere la verità su chi realmente si è. E questo provoca la tendenza a sentirsi facilmente offesi. Perfino le persone che si sentono superiori possono sentirsi facilmente offese. Tendono semplicemente ad essere irate e ad inveire. Invece le persone che si sentono inferiori, come Tracey, spesso si chiudono in un guscio di disperazione e di depressione, cercando di nascondersi.
L’ultimo stadio di questo effetto domino negativo che porta a sentirsi facilmente offesi è proprio ciò che induce le persone a paragonarsi agli altri. Si tratta dell’insignificanza e dell’insicurezza.
Queste tendenze vengono guarite mediante il ricorso alle categorie della Gentilezza e della Bontà, presentate nei Codici di Guarigione. Il rifiuto può demolire il nostro senso di sicurezza, creando in noi convinzioni profonde che ci inducono a pensare di essere cattivi, non all’altezza, peccatori, colpevoli o vergognosi. Queste sensazioni distruggono il nostro senso di importanza.
Passiamo in rivista nuovamente l’intero effetto domino. Se avete memorie cellulari o problemi del cuore che vi trasmettono l’idea di non essere importanti, o in altre parole, se avete un ricordo non guarito che contiene in sé una menzogna, quest’ultimo tenderà a indurvi a paragonare voi stessi agli altri, e ciò vi farà sentire meglio o peggio rispetto a chi voi siete. Ma lo farete al fine di “sapere qual è il vostro posto” e dove vi collocate ogni volta che siete in compagnia degli altri.
Il paragone provoca sentimenti di inferiorità o di superiorità, a seconda delle circostanze. Dai sentimenti di inferiorità e superiorità discende poi una falsa credenza sulla vostra identità. Questo fa sì che vi sentiate facilmente offesi. A causa della menzogna che credete riguardo a voi stessi, vi offendete reagendo o con un comportamento di attacco o, come nel caso di Tracey, con la fuga, che vi porta a nascondervi e ad allontanarvi.
Quindi, se vi capita di sentirvi offesi dovete percorrere la catena a ritroso. Mi sento inferiore o superiore in questa particolare situazione? Il passo successivo è chiedersi: “Come influisce il paragone su questo problema? In che modo paragonarmi mi fa sentire inferiore o superiore e mi provoca l’offesa?”. E infine, l’ultimo passaggio: “Questo deriva di più dal senso di insignificanza, e quindi riguarda più che altro il valore che ripongo in me come persona? O piuttosto riguarda le mie circostanze, il che indicherebbe insicurezza? Sono coinvolte le circostanze, o è in gioco il mio valore personale?”.
Di qualunque cosa si tratti, dovete mettervi all’opera per risolvere quei problemi. Usate i Codici di Guarigione per ripulire le vostre questioni di insignificanza e insicurezza. Non continuate a
offendervi. E non cercate di dire a voi stessi: “Non mi dovrei offendere”. Non funzionerà. Le vostre convinzioni personali sono un milione di volte più potenti della vostra forza di volontà. È quasi impossibile modificare il comportamento per mezzo della forza di volontà. Solo la preghiera fa eccezione. Ma la preghiera non è forza di volontà. Io ho visto cambiare tutte queste cose, e molto altro, grazie alla preghiera e all’intervento divino rivolto alla guarigione di qualcuno. Se vi offendete facilmente, trovate la fonte del problema. Comprendete cosa sta realmente
accadendo. La cosa non riguarda le circostanze del momento. Riguarda piuttosto il fatto che non credete la verità su chi voi siete. È questo il punto da risolvere. Non continuate ad offendervi facilmente. Ciò metterà a soqquadro la vostra vita e sconvolgerà la vita delle persone che vi circondano. Cominciate a considerare come un dono la vostra propensione a sentirvi facilmente offesi. Si tratta di un barometro su come ve la cavate riguardo ai sentimenti che nutrite per voi stessi. Vi fa sapere che esistono credenze negative su voi stessi che necessitano di guarigione, ed ora avete gli strumenti per guarirle.
Potete trasformare un problema in una benedizione.

® Dott. Alex Loyd Services, LLC



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