Le false ipotesi della scienza - Gregg Braden
 

Le false ipotesi della scienza - Gregg Braden


Il mondo è spazzato da una rivoluzione nel nostro modo di concepire noi stessi.
Essa ci sta costringendo a riscrivere la storia delle origini dell’uomo e del nostro passato, la storia di quanto tempo è trascorso dal nostro arrivo qui, e di dove stiamo andando. Sebbene questa rivoluzione abbia preso avvio all’inizio del 20° secolo, è passata inosservata al cittadino medio preso dalle proprie faccende quotidiane, a meno che non sia membro di un gruppo di scienziati che ha dedicato la propria esistenza a capire il funzionamento della vita e dell’universo.

Per gli archeologi che lottano per introdurre la scoperta di civiltà avanzate dell’era glaciale nella cronologia storica tradizionale, per esempio, e per i biologi che hanno pubblicato più di quattrocento studi convalidati dai pari, per dimostrare che la natura si fonda sulla cooperazione anziché sulla “sopravvivenza dei più forti”, questa rivoluzione concettuale dà la sensazione di un terremoto di elevata magnitudo. Un terremoto che registra “fuori scala” rispetto ai nuovi concetti, e che nel contempo appiattisce alcune delle credenze più difese dalla scienza. L’onda di tale sconvolgimento si lascia alle spalle una vasta congerie di insegnamenti superati, che richiedono il riesame di tradizioni ben radicate e la distruzione di eredità lasciate da intere carriere di lavoro.

Il motivo? Alcune scoperte hanno dimostrato che molti dei cosiddetti “fatti” scientifici ai quali ci siamo affidati per secoli per spiegare l’universo e il nostro ruolo in esso sono inesatti.
Un paradigma obsoleto dell’universo e del rapporto che ci lega a esso si fondava su una serie di ipotesi scientifiche – false ipotesi – che, alla luce della nuova evidenza, non è più possibile insegnare in quanto fatti.

Alcuni esempi includono:

● Falsa ipotesi n. 1: la nascita delle civiltà risale circa 5000-5500 anni fa.
● Falsa ipotesi n. 2: la natura si fonda sulla cosiddetta “sopravvivenza del più forte”.
● Falsa ipotesi n. 3: le origini umane sono spiegabili per mezzo di eventi evolutivi casuali.
● Falsa ipotesi n. 4: la coscienza è separata dal nostro mondo fisico.
● Falsa ipotesi n. 5: lo spazio all’interno della materia è vuoto.

Quando si pensa alla vita quotidiana, vale a dire al modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi e delle nostre famiglie, a come risolviamo i problemi e alle scelte che facciamo, si scopre che molto di ciò che accettiamo come conoscenza condivisa affonda le sue radici nelle credenze su cui si fondano queste false ipotesi, che rappresentano le vestigia di una scienza superata che vide gli albori tre secoli fa.
Forse non è per caso che durante lo stesso momento temporale il mondo si sia ritrovato a fronteggiare le grandi crisi della storia in tema di guerra, sofferenza e malattia. Queste idee sulle nostre origini chimiche che così prendono connotazioni sterili, e i concetti di un nostro arrivo relativamente recente sulla Terra e della nostra separatezza dalla natura, ci hanno indotti a credere di essere poco più che granelli di polvere nell’universo, una sorta di “spalla” biologica nello schema generale della vita.
C’è dunque da stupirsi se spesso ci sentiamo impotenti nell’aiutare i nostri cari e noi stessi a fronteggiare le grandi crisi della vita? C’è da stupirsi se ci sentiamo altrettanto inermi quando assistiamo alla rapidità con la quale cambia il mondo, tanto da poter dire che si sta letteralmente “scucendo”? Di primo acchito non sembra esserci alcun motivo per pensare diversamente, per credere di avere un qualunque controllo su noi stessi e sugli eventi. Dopo tutto, non c’è nulla nei nostri libri di testo o nella nostra visione del mondo tradizionale che consenta qualcosa di diverso...
Tutto questo regge, ma solo finché non diamo un altro sguardo alle nuove scoperte avvenute alla fine del 20° secolo. Sebbene le maggiori riviste specialistiche abbiano pubblicato i risultati diricerche rivoluzionarie, spesso essi vengono esposti nel complicato linguaggio della scienza, oscurando la forza del loro significato per i non addetti ai lavori. Il cittadino medio che non conosce la scienza, che non è specialista, non percepisce l’impatto delle nuove scoperte, poiché viene escluso dal dibattito. Ed è proprio lì che entra in scena la nostra rivoluzione. Anziché adeguarsi ai primi tre secoli di visione scientifica, che ci dipingono come esseri insignificanti che si sono evoluti mediante una miracolosa serie di “colpi di fortuna” biologici, per poi sopravvivere a cinquemila anni di civiltà in veste di vittime impotenti e separate dalla dura realtà in cui ci siamo ritrovati a vivere, la nuova visione della scienza dipinge una scena radicalmente diversa.
Alla fine degli anni Novanta e nei primi anni del 2000 alcuni studi convalidati dai pari hanno svelato i seguenti fatti:

Fatto n. 1: la civiltà ha almeno il doppio dell’età di 5.000-5.500 anni che le viene tradizionalmente attribuita dalle cronologie convenzionali.
● Fatto n. 2: la natura si affida alla cooperazione e all’aiuto reciproco, non alla competizione, ai fini della sopravvivenza.
● Fatto n. 3: la vita umana mostra i tratti inconfondibili di un disegno intelligente.
● Fatto n. 4: le nostre emozioni hanno un influsso diretto su ciò che accade nel mare di energia in cui siamo immersi.
● Fatto n. 5: l’universo, il nostro mondo e i nostri corpi fisici sono fatti di un campo di energia condiviso (una matrice) che rende possibile quella forma di correlazione nota sotto il nome di “entanglement”.


È stato affermato che la “pazzia” consiste nel continuare a fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.
Per cercare di risolvere le crisi senza precedenti del nostro tempo, l’atto di osservarle con gli occhi delle stesse credenze che hanno lastricato la strada alle crisi stesse ha ben poco senso. Farlo adesso, sapendo che quelle credenze non sono più vere, ha ancor meno senso.
Per affrontare le sfide del nostro tempo dobbiamo essere disposti a cambiare la nostra concezione di noi stessi rispetto a quella che abbiamo nutrito nell’arco degli ultimi trecento anni.
E per fare questo dobbiamo oltrepassare alcuni dei confini tradizionali che hanno mantenuto separate le scoperte avvenute in un dato campo di studio scientifico da quelle avvenute in un altro.
Facendo questo si inizia ad assistere a qualcosa di meraviglioso. 

Tratto da "La Verità nascosta" di Gregg Braden - Macro Edizioni

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